La critica esterna non è una linea geometrica. È una fascia di isovelocità, con spessore finito, che “respira”. Al suo interno, la velocità minima necessaria per fuggire verso l’esterno supera stabilmente la velocità massima di propagazione consentita dal mezzo locale. Perciò ogni tentativo di uscita genera un deficit e lo spostamento netto va verso l’interno.


I. Definizione: confronto fra due “curve di velocità”


II. Morfologia: a fascia, respirante, con trama


III. Perché il moto verso l’esterno va in deficit


IV. Criteri di decisione: quando dire “siamo nella critica esterna”


V. Fraintendimenti comuni e chiarimenti


VI. Dimostrazione intuitiva

Immagina una cinghia leggermente ondulata. Verso l’esterno è salita e vige un limite di velocità rigoroso. Provi a scattare, ma il percorso ti instrada in deviazioni e ritorni. Ogni giro costa tempo e velocità utile. Finché “la velocità per uscire” resta al di sopra di “quella consentita qui”, l’esito è scritto: ci possono essere piccoli guadagni, ma la deriva netta va verso l’interno.


VII. In sintesi

La critica esterna è una fascia ad anello definita da richiesta > consentita. Ha spessore, respira e presenta una fine struttura organizzata. Dove il bilancio locale delle velocità si chiude in deficit, i tentativi di fuga non producono avanzamento netto e il sistema opera a senso unico verso l’interno.